LA SEPARAZIONE CONFITTUALE
affrontare momenti difficili
Blog - Sabato 9 giugno 2012

Accade a tutte le famiglie di attraversare difficoltà, momenti critici e conflittuali.

Quando i conflitti riguardano la coppia genitoriale, la crisi può divenire un momento di crescita e di maggiore comprensione e riconoscimento delle esigenze del partner. Attraverso la comunicazione ed il dialogo è possibile giungere ad una cooperazione, che tenga conto dei bisogni di entrambi i membri della coppia e che aiuti a favorire l’attenzione verso la relazione stessa.

A volte succede però che la frattura sia troppo profonda e che, non essendo possibile ricomporre la coppia, la crisi porti alla separazione, un evento traumatico ma sempre più frequente.

Tale rottura è il risultato di un processo più o meno lungo e doloroso ed è seguito a volte dal formarsi di un nuovo nucleo familiare. Questi capovolgimenti portano spesso a conflitti all’interno della “vecchia coppia”, con i figli e tra i figli e i nuovi compagni dei genitori. Risulta quindi determinante non tanto l’assenza di turbolenze, quanto la modalità con cui vengono affrontati i contrasti.

La fase che precede la separazione è difficile e carica di sofferenza, perché porta con sé la consapevolezza che l’unione, su cui si era tanto investito e che rappresentava un progetto di vita, si sta frantumando. Solitamente la scelta definitiva, determinata dall’impossibilità di una riconciliazione, avviene in un clima litigioso e carico di risentimenti e recriminazioni.

All’interno del sistema famiglia però i conflitti, che sembrano circoscritti ai membri della coppia, inevitabilmente avranno delle conseguenze anche sui figli. Le forti tensioni, i rancori e l’avversione che i genitori in crisi provano l’uno per l’altro a volte sono difficilmente controllabili e capita che i bambini siano testimoni di litigi e scontri, se non addirittura vengano usati come alleati di uno o dell’altro genitore o coinvolti nelle discussioni.

L’ostilità tra i coniugi può variare per intensità e durata. Certamente tanto più a lungo i figli rimangono esposti alle situazioni conflittuali tanto peggiori saranno gli effetti sui bambini.

 

Alcune coppie decidono poi di rimanere insieme esclusivamente “per il bene dei figli”, con la convinzione che sia preferibile crescere in una famiglia con entrambi i genitori. È vero che ogni bambino vuole aver sia la mamma che il papà vicino a sè ma, a lungo andare, lo stare insieme per forza, all’interno di una relazione finita, crea dei conflitti e delle insofferenze tra i genitori che possono creare un clima di disaccordo, distanza emotiva ed ostilità, con effetti ben peggiori della separazione stessa. Negare o mascherare la crisi infatti porta solo ad evitare o posticipare il problema ma non a risolverlo.

Sarebbe quindi opportuno che l’ostilità tra i coniugi non facesse dimenticare la propria funzione genitoriale, poiché lo scontro nella coppia non debba prescindere la possibilità per i bambini di capire cosa sta succedendo. Offrire loro un’aperta comunicazione su ciò che sta avvenendo significa  fornire lo spazio emotivo per condividere paure e sofferenze ma anche trasmettere forti rassicurazioni sulla indiscussa presenza e sull’amore dei genitori nei loro confronti. La separazione infatti dovrebbe essere decisa nella piena consapevolezza di non essere più coniugi ma di rimanere comunque genitori e tentare di rendere tale frattura il meno dolorosa possibile per i ragazzi.

 

Può essere utile che entrambi i genitori insieme decidano di parlare con i figli e di ascoltarne il punto di vista, dando loro la possibilità di esprimere un’opinione. Ciò non significa assecondare ogni loro richiesta ma fare in modo che le decisioni riguardo il sistema familiare, di cui essi fanno parte, non giungano come dati di fatto incomprensibili e ineluttabili ma come qualcosa di condiviso, sebbene doloroso. Dialogare con i bambini per sapere cosa pensano consente loro di dare un senso a ciò che vedono o sentono accadere in famiglia, di porre domande e dubbi ed esplicitare più o meno direttamente la loro sofferenza e le loro paure ma anche di essere rassicurati sul futuro e sull’amore incondizionato che riceveranno, nonostante la frattura della coppia genitoriale.

 

Dr.ssa Cecilia Fraccaro

 Psicologa Psicoterapeuta

 

Bibliografia:

 

Iori Vanna “Separazioni e nuove famiglie” Raffaello Cortina Ed.

Ucipem (a cura di) “Consultorio familiare: il legami difficili nella famiglia” Franco Angeli Ed.

L’Abate Luciano “Le risorse della famiglia. Prospettive di prevenzione primaria” Il Mulino Ed.


La consulenza Psicologica
Quando in famiglia c'č qualcosa che non va
Blog - Sabato 9 giugno 2012

Il benessere psicologico è uno stato di equilibrio fra la persona con i suoi bisogni e le sue risorse e le richieste dell’ambiente in cui vive. Si tratta di una condizione dinamica, in continuo mutamento, il cui equilibrio non è dato a priori, ma è il risultato di una valutazione che la persona fa della propria qualità di vita, e dipende da numerosissimi fattori individuali, relazionali e ambientali. 

A volte sperimentiamo sentimenti di sofferenza e di disagio, e non sempre riusciamo a capire quale sia il problema o quale sia la via d’uscita.

A volte ci rendiamo conto che il nostro malessere dipende dal rapporto non soddisfacente con il nostro partner, e non riusciamo a capacitarci come l'armonia e l'intesa siano cambiate nel corso degli anni.

A volte abbiamo ben chiaro che la fonte di disagio è data dalla difficoltà a creare la desiderata confidenza con i figli o il giusto rapporto tra confidenza e rispetto delle regole o, ancora, dipende da una qualche patologia o difficoltà dello sviluppo che sospettiamo o che è stata da tempo diagnosticata. 

Quando poi ci si rende conto di aver bisogno di aiuto, compare spesso nella nostra mente l’idea comune che andare dallo psicologo corrisponda all’avere qualcosa che non va  ("Dallo psicologo? Non sono mica matto!”), o la convinzione che lo psicologo non possa risolvere i nostri problemi.

Si fa ancora infatti fatica ad accettare che possono essere molti i momenti di crisi e di difficoltà che si possono incontrare nel corso della vita e rispetto ai quali ci si può sentire disorientati, perdendo di vista quanto sia importante prendersi cura del proprio benessere psicologico e relazionale, oltre che di quello fisico.

Andare dallo psicologo in coppia, significa mettersi in gioco al fine di salvare una relazione importante sulla quale abbiamo investito molto, ricevendo un aiuto che ha come principale obiettivo quello di ristabile una comunciazione efficace.

Andare dallo psicologo in qualità di genitori, significa mettersi in gioco per il bene del proprio figlio, al fine di aiutarlo a crescere sereno, grazie al rimando di una visione esterna riguardo a ciò che viviamo quotidianamente. Un punto di vista nuovo che può mettere in luce carenze (da risolvere) e/o risorse familiari (su cui far leva)

 

dott.ssa Genny Belfio

Psicologa