Perchè iniziare una psicoterapia...
conoscersi per stare meglio
Blog - Martedì 16 ottobre 2012

Quando nasciamo, le caratteristiche prettamente individuali si incontrano con l'Altro e il mondo esterno, da questo incontro la nostra personalità si struttura. Il modo di funzionare per quanto disfunzionale, consente al soggetto di affrontare la vita quotidiana. A volte però ci sono eventi o semplicemente dei momenti della vita che mettono a dura prova il sistema psicofisico della persona.

 

E' qui che si strutturano i sintomi e per superarli si rende necessario valutare la possibilità di mettere in discussione delle strategie passate con delle nuove. Lasciare un modo di vedere sè stessi per intraprenderne uno nuovo non è affatto semplice, ed è accompagnato da momenti di angoscia  e di rifiuto. Lo psicoterapeuta aiuta il paziente a vedere altre possibilità per la sua esistenza, che in quel momento non riesce ad accettare forse perchè ancora troppo rischiose, ma che potrebbero consentirgli di affrontare i problemi in modo diverso.

 

La psicoterapia è un percorso di conoscenza di sé stessi finalizzata a modificare quegli aspetti della personalità che impediscono un equilibrio psicofisico e una relazione gratificante con l'Altro.

 

Stare bene significa essere capaci di pensare, amare e sognare. Sentire di avere il controllo sulla propria vita significa sentirsi  protagonista della propria esistenza.

 

dr.ssa Elisa Elegante

Psicologa Psicoterapeuta Psicodrammatista

IL LINGUAGGIO DEL GIOCO: QUANDO LA PAROLA NON BASTA
FUNZIONI EVOLUTIVE E TERAPEUTICHE DEL GIOCO NELL'INFANZIA
Blog - Sabato 25 agosto 2012

Dalla primissima infanzia il gioco rappresenta per il bambino una fonte preziosissima di informazioni per la conoscenza di sé, attraverso cui egli acquisisce consapevolezza del suo essere separato dal mondo. A testimonianza di ciò, vediamo come la componente ludica, pressoché assente  nei bambini con diagnosi di autismo, si rifletta in deficit importanti nella sfera delle relazioni e nel repertorio di attività, con conseguente ritardo nello sviluppo globale.

A partire già dai 2-3 mesi infatti, l'originarsi di semplici interazioni ludiche madre bambino, realizza la prima importante differenziazione di quest'ultimo dalla figura di riferimento affettivo, gettando così le basi per la futura autonomia ed esplorazione ambientale.

Vediamo quindi, come la prima importante funzione del gioco, sia quella di accogliere il bambino ad una vita "nuova", profondamente diversa da quella intrauterina, in cui egli sperimenta per la prima volta l'incontro con l'altro dal sè.

 L'attività ludica accompagna l'intero processo di crescita e di scoperta del bambino, dove l'esplorazione, intesa come prima modalità di approccio al nuovo, progressivamente lascia spazio al gioco in senso stretto, in cui egli trae piacere nell'esercitare conoscenze ed abilità acquisite durante l'esplorazione stessa. 

Una seconda importante funzione del gioco è quindi quella di consentire al bambino di sperimentarssi come agente attivo, in grado di apportare qualche cambiamento sulla realtà per effetto della sua azione.

Caratteristica fondamentaale di questo processo ludico d'interazione bambino - ambiente è la spontaneità: nel gioco infatti il bambino trova uno spazio esclusivo per parlare di sè, svincolato da qualsiasi forma di limitazione o censura imposta dall'ambiente; egli si lascia guidare dall'iniziativa, dalla soggettività che si manifesta nel gioco e si arricchisce nel gioco stesso.

Possiamo dire che una terza funzione del gioco è quella di favorire un contatto spontaneo con la realtà, in accordo con le caratteristiche psicologiche proprie di ciascun bambino. Personalmente attribuisco un' importanza rilevante a questa funzione: considero la spontaneità l'atteggiamento naturale con cui il bambino si rapporta al mondo esterno e la cui inibizione ne frena le potenzialità o, all'esterno, lo conduce ad uno sviluppo sintomatico.

Purtroppo viviamo in una società che, imponendo il raggiungimento in tempi record di standard sempre più elevati, sottrae i bambini da importanti esperienze di crescita; parallelamente, i giochi che proponiamo ai bambini, caratterizzati dal predominio della componente tecnologica, costituiscono un ulteriore limitazione della componente spontanea.

Diversamente, esporre il bambino a materiali diversi per forma e consistenza, ma privi di un nucleo funzionale predefinito, lo stimola a relizzare qualcosa di veramente creativo, perchè riflesso del suo modo di essere nel mondo: così, ad esempio, l'argilla o altra pasta da modellaggio,  può ispirare la realizzazione di personaggi su cui costruire una storia; ritagli di stoffa possono trasformarsi in splendidi abiti con cui "fare finta di..."

Si potrebbe continuare ad oltranza l'elenco di simili materiali "grezzi" che per il bambino racchiudono un enorme potenziale creativo. Sono questi giochi che realmente apportano un contributo positivo allo sviluppo, nella misura in cui non limitano il bambino ad esercitare la stessa monotona azione su di esso, ma suggeriscono una molteplicità di trasformazioni ed aggiustamenti. Non ci dobbiamo pertanto stupire, di come gran parte dei giochi che compriamo, vengano facilmente accantonati e sostituiti con richieste che appaiono sempre  più pretenziose: essi non offrono quegli stimoli di cui il bambino ha bisogno al fine di comunicare ciò che per lui è importante in un preciso momento della sua vita.

Da quanto si è detto, si può meglio comprendere come la psicoterapia rivolta all'infanzia, prenda il nome di "Play Therapy"; in terapia il gioco assume una duplice valenza: quella di facilitare la costruzione di un rapporto di fiducia col teraputa e quello di stimolare l'espressione di vissuti impressi nella mente e nel corpo del bambino, sotto - forma di blocchi emotivi e comportamentali. Giocando il bambino parla spontaneamente di sè, ricostruendo eventi non ancora elaborati, o semplicemente dando forma ad emozioni spiacevoli represse o comunque non adeguatamente comprese e liberate.

Nel lavoro con i bambini il gioco rappresenta dunque lo strumento terapeutico per eccellenza, in cui tutte le resistenze costruite a difesa dell'Io, sembrano arrendersi magicamente alla spontaneità, quale componente innata che si mantiene, seppur debitamente repressa, anche nell'età adulta...sta a noi terapeuti ridarle vita e giusta dignità!

 

Dott.ssa D'Orlando Tiziana - Psicologa -